Olio d’oliva, Coldiretti accende i riflettori sul mercato dominato dagli intermediari

La filiera dell’olio di oliva continua a vivere una situazione che desta preoccupazione tra chi lavora nei campi. Coldiretti segnala come la diffusione di pratiche poco trasparenti stia mettendo in ginocchio molte aziende che operano nella raccolta e nella trasformazione, soprattutto nel Mezzogiorno. I produttori subiscono quotazioni troppo basse, mentre nei punti vendita il costo rimane più elevato rispetto a ciò che percepiscono gli agricoltori.

Secondo l’associazione, la pressione esercitata dagli intermediari sta comprimendo i margini di migliaia di imprese. La Calabria, tra i maggiori territori vocati, conta un numero alto di frantoi, ma sconta il peso di comportamenti che rendono difficoltoso operare. La raccolta avanza con fatica e molti vivai hanno registrato richieste ridotte a causa dell’incertezza che attraversa il comparto.

Gran parte delle aziende agricole lamenta condizioni sfavorevoli che influiscono sul lavoro quotidiano e sull’intera catena produttiva. Coldiretti osserva come, con tali livelli di remunerazione, diventi arduo investire in innovazione, manutenzione degli impianti e pratiche che tutelino la qualità. L’associazione ricorda che senza un equilibrio tra chi produce e chi commercializza non si può dare solidità al settore.

Alcuni interventi sono già stati avviati, ma per Coldiretti occorre un cambiamento più netto. Viene chiesto il rafforzamento della tracciabilità, un maggiore controllo sugli acquisti e la promozione di contratti trasparenti. Per l’associazione è indispensabile tutelare la produzione locale, difendere chi opera nella raccolta e ridurre il peso delle speculazioni. Solo così, affermano, sarà possibile ridare respiro alle imprese e tutelare chi lavora nelle campagne.

La situazione della Puglia, prima regione per quantità prodotte, conferma il quadro nazionale. In Toscana, dove il numero dei frantoi è significativo, si registrano segnali simili. Molte aziende chiedono una revisione delle norme che regolano il settore, con misure che facilitino l’aggregazione delle imprese e migliorino la distribuzione del valore lungo la catena.

Coldiretti sottolinea inoltre l’importanza di valorizzare l’olio calabrese, considerato un patrimonio culturale ed economico del territorio. La produzione locale rappresenta una ricchezza che va sostenuta con scelte capaci di prevenire comportamenti scorretti, garantire qualità e rispondere alle richieste dei consumatori.

Il settore olivicolo ha mostrato una notevole capacità di adattamento, ma senza un intervento deciso rischia di perdere terreno. Per Coldiretti, la strada passa per regole chiare, controlli efficaci e un maggiore riconoscimento al lavoro degli agricoltori. Solo così sarà possibile tutelare l’identità di un prodotto che racconta la storia delle nostre campagne.

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