L’editoriale di Matteo Lauria – Tra apprezzamenti e critiche, le installazioni di Sant’Angelo riaprono una domanda rimasta senza risposta: qual è il progetto per la costa di Corigliano-Rossano? I dinosauri arrivati sul lungomare di Sant’Angelo hanno ottenuto un risultato che nessuno può contestare: hanno fatto discutere. Sui social si sono formati subito due schieramenti. Da una parte chi ha accolto con favore una novità capace di attirare curiosità, famiglie e visitatori. Dall’altra chi ha storto il naso, ricordando che la città convive con problemi ben più urgenti e che forse le priorità dovrebbero essere altre.
Poi c’è una terza posizione, meno rumorosa ma forse più interessante. È quella di chi non contesta i dinosauri in sé, ma si chiede quale legame abbiano con il luogo in cui sono stati collocati. Quale racconto offrono? Quale identità valorizzano? Quale strategia rappresentano?
Sono tutte osservazioni legittime. Fa parte della normale dialettica democratica. Una città viva è una città che discute, che si divide, che confronta idee diverse. Il punto, però, è che il dibattito rischia di fermarsi alla superficie. Perché il problema non sono i dinosauri. Il problema è che continuano a mancare risposte chiare su cosa dovrà diventare il lungomare nei prossimi dieci, venti o trent’anni. Le installazioni fanno notizia. Attirano attenzione. Riempiono i social. Ma non sostituiscono una visione.
Ed è qui che nasce la riflessione più profonda. A volte si ha la sensazione che si ricorra a iniziative episodiche per compensare l’assenza di una programmazione strutturale. Come se si cercasse di riempire un vuoto con eventi, attrazioni temporanee e trovate capaci di generare curiosità immediata. Nei giorni scorsi Vincenzo De Luca, parlando agli imprenditori salernitani, ha descritto un progetto preciso. Non un singolo evento, ma una trasformazione territoriale. L’idea di una litoranea che dal porto Marina d’Arechi arrivi fino all’aeroporto, diventando un attrattore turistico di livello europeo. Turismo, urbanistica, occupazione, investimenti. Un disegno complessivo.
Si può condividere o meno. Ma esiste una direzione. A Corigliano-Rossano qual è invece la visione? Il Piano Strutturale Associato procede tra ritardi, osservazioni, dibattiti tecnici e confronti politici. Se ne parla tra professionisti, amministratori e addetti ai lavori. Ma il cittadino medio ne sa poco o nulla. E soprattutto fatica a comprendere come quella pianificazione cambierà concretamente la sua città.
Nel frattempo il lungomare continua a vivere di interventi frammentati. Forse è proprio questo il nodo della questione. I dinosauri non sono né il male assoluto né la soluzione ai problemi della città. Sono semplicemente un episodio. Quello che manca è il racconto del dopo. Perché una comunità può discutere per qualche giorno di un Tyrannosaurus Rex affacciato sul mare. Ma prima o poi tornerà a chiedersi una cosa molto più importante: quale sarà il volto della costa di Corigliano-Rossano tra vent’anni? Ed è una domanda che, finora, attende ancora una risposta capace di entusiasmare davvero.
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