Corigliano Rossano. Appello ai fusionisti: svegliamoci, la città unica non si costruisce da sola

La nascita della città unica è stata una conquista storica, il frutto di decenni di lotte, visioni e sacrifici. Eppure, a distanza di tempo, viene da chiedersi: abbiamo davvero compreso che questo risultato non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza? L’impressione, purtroppo, è che molti si siano adagiati sugli allori, come se l’obiettivo fosse stato completamente raggiunto. Nulla di più sbagliato.

La città unica non è semplicemente un cambio di nome, un nuovo stemma o un insieme di formalismi. È un’idea, un progetto, una visione che deve ancora trovare piena realizzazione. Si tratta di costruire un sentimento comune, un’identità condivisa, un’anima che unisca realmente cittadini, imprese, associazioni, istituzioni e territori in un’unica direzione.

Certamente, ci sono progetti infrastrutturali che potrebbero rappresentare un importante impulso per cementare questa unità: la costruzione di una cittadella in una posizione baricentrica, il nuovo ospedale, la crescita dei servizi essenziali. Ma tutto questo, per quanto importante, non basta se non si lavora su un aspetto più profondo: la mentalità.

Serve una mentalità da città unica, capace di superare le divisioni storiche e le rivalità territoriali, per guardare finalmente al futuro con un’unica visione strategica. E questa mentalità deve permeare ogni settore della nostra vita sociale ed economica: dal mondo del lavoro ai trasporti, dalle imprese all’urbanistica, dal turismo all’agricoltura.

E perché no, anche allo sport. Oggi abbiamo una squadra, la Rossanese, che è a un passo dalla vetta del campionato di Eccellenza. Questo è già un traguardo importante, ma perché fermarsi qui? Perché non immaginare una grande squadra unica, capace di rappresentare tutta la città? Una squadra sostenuta da forze economiche più ampie e da un pubblico che sia l’espressione di una comunità di circa 80.000 abitanti. Immaginate l’impatto che avrebbe per l’immagine della città se, per la prima volta nella sua storia, questo territorio riuscisse a sbarcare nei campionati professionistici. Non sarebbe solo una vittoria sportiva, ma un messaggio forte e chiaro: la città unica non è solo un nome, ma una realtà capace di competere, sognare e vincere.

Questo è il tempo di cantierizzare le idee, di agire con coraggio e determinazione per costruire il futuro che desideriamo. Non possiamo permetterci di restare spettatori passivi di quest’epoca. Dobbiamo essere protagonisti, lavorare insieme per fare della città unica un vero motore di cambiamento, capace di ispirare e attrarre.

L’appello è chiaro: non fermiamoci. Non culliamoci nel compiacimento del risultato raggiunto. La strada da percorrere è ancora lunga, ma è anche carica di potenzialità e opportunità. La città unica non deve essere un sogno concluso, ma un sogno in evoluzione, vivo e pulsante. Solo così potremo davvero fare la differenza e lasciare un’eredità duratura alle generazioni future.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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