Costruire senza identità: il progetto smarrito nelle città calabresi

Edifici anonimi, periferie senza qualità e spazi pubblici marginali continuano a segnare molte città della Calabria e non solo. Una condizione diffusa che, secondo l’architetto Luigi Caruso, nasce dalla perdita del senso profondo del costruire, ridotto troppo spesso a una semplice operazione tecnica.

Per Caruso, costruire significa creare relazioni durature tra persone, memoria e territorio. In Calabria, invece, prevalgono interventi rapidi e quantitativi che producono edifici funzionali ma privi di identità, incapaci di generare appartenenza. Un limite che non riguarda solo l’estetica, ma una più ampia carenza di cultura del progetto.

La pianificazione urbana, osserva l’architetto, si è spesso limitata a gestire l’esistente senza una visione complessiva, lasciando intere aree in una condizione di incompiutezza. A questo si aggiungono le responsabilità del mondo professionale, quando il progetto si riduce a mera esecuzione e perde il suo ruolo di mediazione tra passato, presente e futuro.

Particolarmente delicata è la situazione dei centri storici calabresi: luoghi di grande valore ma fragili, che rischiano di diventare scenografie vuote se la rigenerazione si ferma al solo recupero edilizio, senza restituire vita e socialità agli spazi.

Non mancano, tuttavia, segnali di cambiamento. Cresce l’attenzione verso il recupero dell’esistente e la rigenerazione urbana, in un’ottica di minore consumo di suolo e maggiore qualità dello spazio costruito.

La sfida, conclude Caruso, è ritrovare il progetto come atto culturale. Le città non sono solo edifici, ma sistemi di relazioni: costruire meglio significa creare luoghi capaci di essere realmente abitati e condivisi, restituendo identità e senso al territorio

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