Editoriale. Smettiamola con la fiera dei nomi: serve una squadra e un programma, non un volto

Ogni campagna elettorale, in Calabria, si apre allo stesso modo. Sempre uguale. Puntuale, prevedibile, sterile. Parte la corsa ai nomi, il totocandidato, l’identikit dell’antagonista, il chi si candida e chi lo appoggia. Nessuno, dico nessuno, che cominci a parlare seriamente di programmi, di progetti, di futuro. Niente che abbia a che fare con la sostanza. Tutto incentrato su una sola domanda: chi sarà? Ma noi non abbiamo bisogno di “chi”. Abbiamo bisogno di “cosa”. E abbiamo bisogno di “come”. E ancora di più, abbiamo bisogno di “con chi”.  E quindi di una squadra unita e compatta, perché si sappia, ogni singolo è sempre prigioniero di una squadra e quindi ricattabile quando non è unita.

Basta facce, servono idee

In questa regione martoriata da ritardi storici, da sistemi incrostati, da clientele e da rassegnazione culturale, la politica continua a ragionare con la logica della figurina. Serve il nome. Serve il volto. Serve “quello che può vincere”. Ma vincere cosa, se poi non si costruisce nulla? Se poi si resta immobili, attaccati alla sedia, ingessati dai veti incrociati? La verità è che i nomi da soli non servono. Un singolo non cambia niente.
Ogni singolo è esposto. Ogni singolo è debole. Ogni singolo è ricattabile. Conta il gruppo. Conta la squadra. Conta la tenuta. Conta la compattezza. Serve un progetto chiaro. Condiviso. Esplicito. E serve una squadra che lo porti avanti, compatta, visibile, con ruoli e responsabilità distribuite. E che lo difenda, quel progetto. Che lo porti in fondo. Che non fugga al primo ostacolo o alla prima telefonata da Roma.

La Calabria non è una cornice: è una bomba sociale

Tutti dicono che la Calabria è bella. Che è terra meravigliosa. Che è una risorsa naturale, con due mari, colline, montagne, paesaggi mozzafiato. Tutto vero. Ma poi ci si dimentica che è anche una terra fragile. È una regione con infrastrutture deboli. È una regione che non sa come muoversi. È una regione che lascia indietro le sue periferie. Senza strade, senza treni, senza visione, prevalentemente sul versante ionico. E nessuno, nemmeno in questa ennesima fase pre-elettorale, si degna di aprire un dibattito vero su come si disegna l’Alta Velocità da qui ai prossimi vent’anni. Nessuno dice cosa fare della sanità, di un sistema che costringe ogni anno migliaia di calabresi a curarsi altrove. Nessuno apre bocca sulla riforma del trasporto pubblico, sulla mobilità interna, sulla rete ferroviaria ionica che sembra ancora ferma agli anni ’60. A parte qualche breve accenno di ripresa.  E poi ci sono i territori. Quelli dimenticati. Perché il baricentro è sempre lo stesso: Catanzaro, Reggio, Cosenza. Tre capoluoghi a cui si continua a dare tutto, mentre il resto muore lentamente. Non una parola sulle aree interne. Non una visione su come investire sulla Sibaritide, sul Vibonese, sul Marchesato crotonese. Nessuno parla di come si potenzia la fascia ionica, né di quante infrastrutture servano davvero, da qui a dieci anni.

Il lavoro, il grande assente

Di lavoro non parla nessuno. O meglio: ne parlano solo per propaganda. Ma chi dice qualcosa di serio sul lavoro? Dove sono i progetti per fermare l’emigrazione giovanile? Dove sono i piani per creare occupazione vera, stabile, non assistita? Abbiamo 800 chilometri di costa. Se gestiti, pianificati, serviti, potrebbero generare migliaia di posti di lavoro solo nel turismo e nell’indotto. E invece? Abusivismo, degrado, iniziative spot, eventi usa e getta. Abbiamo montagne che potrebbero ospitare turismo sportivo, naturalistico, culturale. Ma sono dimenticate. Abbiamo un patrimonio storico e archeologico spesso lasciato nell’incuria. Eppure si continua a parlare di “vocazione turistica”, come se fosse un’etichetta da mettere sulla brochure. E intanto gli uffici per l’impiego restano pieni di nomi, ma vuoti di occasioni. I disoccupati si moltiplicano, ma i dati reali sono sottostimati perché molti lavorano fuori e non risultano. E chi resta, spesso vive in una zona grigia di inoccupazione cronica, di precarietà, di sussidi a singhiozzo.

Sanità al collasso e silenzio totale

L’emigrazione sanitaria è una vergogna che nessuno ha il coraggio di nominare. Chi ha bisogno di cure specialistiche, chi affronta malattie complesse, deve prepararsi a viaggiare. Anche per una banale visita. Anche per una diagnosi precoce. E chi non ha i soldi, semplicemente rinuncia. Oppure muore. La sanità è il nodo centrale di ogni sistema di civiltà. Ma qui non se ne parla. Si continua a restare fermi, in attesa di commissari, di piani di rientro, di riforme che non arrivano. E la gente intanto si sposta, si indebita, si ammala due volte: nel corpo e nella dignità.

L’ossessione del candidato

Siamo di nuovo qui. A parlare del prossimo candidato. Chi sarà, se sarà un nome nuovo, uno spendibile. Ma chi se ne frega. Il problema è che questo dibattito lo alimentiamo anche noi. Anche i media. Anche il tessuto sociale. Anche gli elettori. Invece di chiedere, pretendere, imporre un programma. Un documento. Una visione. Una mappa. Invece di dire: “Vogliamo sapere cosa volete fare. E con chi lo volete fare. E come lo volete finanziare. E quando iniziate”. Il nome non serve a niente se non c’è un disegno. Il nome non serve a niente se non c’è una squadra.
Il nome non serve a niente se non c’è una mentalità nuova.

Serve un cambio di passo, culturale prima che politico

Serve una società che smetta di guardare i volti e cominci a leggere le carte. Serve un elettorato che non si accontenta più della promessa e della bandiera. Serve una Calabria che esige competenza, trasparenza, tenacia. Basta giochi di palazzo. Basta equilibri tra correnti. Basta candidature costruite a tavolino. Serve una squadra vera, coesa, autorevole. Che si espone. Che firma un impegno. Che lo mantiene. Solo così questa terra può cambiare davvero. Il resto è già vecchio. E non ci possiamo più permettere di perdere altro tempo. Il coraggio delle idee che porta i tanti talenti calabresi a restare nella propria terra e farla crescere sempre di più.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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