Applicato il 41-bis a Halmi Ben Mahmoud Mselmi. Inchiesta Dda Catanzaro: propaganda jihadista e contatti dal carcere tramite smartphone – La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro accende i riflettori su Halmi Ben Mahmoud Mselmi, cittadino tunisino residente a Cosenza e detenuto fino a poco tempo fa nel carcere di Corigliano-Rossano.
Secondo gli investigatori, l’uomo non sarebbe stato soltanto un semplice consumatore di propaganda radicale, ma un punto di riferimento nella diffusione di materiale jihadista, capace di mantenere contatti e attività anche dalla cella.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto per Mselmi il regime del 41-bis, con trasferimento in un istituto di massima sicurezza. Una misura normalmente applicata ai vertici della criminalità organizzata e che, nel caso specifico, è stata richiesta dalla Dda per interrompere i collegamenti e l’influenza dell’indagato su altri soggetti.
Le informative del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria riferiscono che l’uomo avrebbe continuato a fare propaganda religiosa radicale all’interno del carcere di Corigliano-Rossano. Gli investigatori sostengono inoltre che avrebbe utilizzato uno smartphone arrivato in cella in modo ancora da chiarire, riuscendo così ad accedere alla rete.
Propaganda e materiali trovati online
L’indagine della Digos, con il supporto dei servizi di sicurezza nazionali, ha ricostruito una rete digitale utilizzata per diffondere contenuti jihadisti. Attraverso i profili Facebook “Jàs Sém” e “Hel Mi”, Mselmi avrebbe rilanciato i messaggi del predicatore saudita Khaled Al Rashed. Su Telegram, invece, sono stati trovati documenti con istruzioni per costruire ordigni artigianali e manuali per colpire obiettivi civili. Tra i file sequestrati compaiono anche video dell’attacco al Crocus City Hall di Mosca, usati come materiale di propaganda.
Il processo e la scelta del rito abbreviato
Nel procedimento compare anche un secondo nome, Skander Ben Fehri Bahroun, la cui posizione è ancora al vaglio degli investigatori. Mselmi ha scelto il rito abbreviato, decisione che consente uno sconto di pena ma rende utilizzabili in giudizio tutte le prove raccolte finora, comprese le intercettazioni. In una conversazione captata dagli inquirenti, l’indagato afferma: «La cosa più facile è morire sulla strada di Allah». Questa frase rappresenta uno degli elementi centrali dell’accusa di terrorismo internazionale formulata dalla Dda guidata dal procuratore Salvatore Curcio, con gli aggiunti Giulia Pantano e Paolo Sirleo.
Udienza decisiva a maggio
Il processo si svolgerà davanti al Tribunale di Catanzaro. Il 14 maggio il sostituto procuratore Alessandro Riello terrà la requisitoria davanti al giudice dell’udienza preliminare. Il Ministero dell’Interno ha annunciato la costituzione di parte civile, ritenendo il caso non solo un fatto giudiziario locale ma un episodio legato alla sicurezza nazionale, con la Calabria inserita nelle rotte della radicalizzazione internazionale.
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